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Selma/Bjork/Duquenne/Rosetta
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Selma danza nel buio
dei suoi occhi, negli interstizi tra il mondo reale e il musical,
guidata dai suoni...
Pura instintualità,
un passo dopo ll'altro con circospezione, tra l'euritmia del tip
tap e la sua musica interiore, su e giù tra, gli stenti
della fabbrica e della vita, decisa nel percorrere il suo cammino
della speranza. Perorre inesorabile le sue strade, con l'esitazione
di chi lotta contro il buio, tastando con i piedi i binari della
ferrovia, poi attraverso il lungo sentiero tra i boschi,guidata
dalla corda,e infine incerta nella direzione della pen'ultima
canzone...
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Un
anno prima, sul sentiero della croisette del Festival di Cannes muoveva
i suoi passi Emilie Duquenne, accompagnata dal suo personaggio-film, Rosetta,
pari per energia, espressione, forza, pur nella sua decisa individualità.
| Rosetta
respira con affanno ogni suo passo, muove alla ricerca di un lavoro,
sospinge in avanti la mole della sua vita, creatura di puro istinto,
disordinata, caotica, in perpetuo moto. Il suo passo alterna calzari
usuali, nere scarpe allacciate, custodite gelosamente attraverso i
quali Rosetta percorre le strade del lavoro, ma che, allo scoccare
della realtà, si tramutano in stivali adornati di solo fango,
utili per farsi strada nella selva di sterpi che circondano la roulotte
in cui vive, indispoensabili armature per proteggersi dai rovi e dalle
giornate troppo appuntite.. |
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Percorsi
ai margini, scanditi da una mdp che inghiotte le singole esistenze delle
due donne, se pur immerse in scenari, risvolti e scelte registiche profondamente
diverse.
| Colorismo
pronunciato, musical come specchio, tragicità dell'esistenza
esasperata sin dai minimi particolari, fin nella minima emozione per
un Von Trier versione vampiro, deciso a trafiggerci di emozione. |
Arido
vero nel caos della vita quotidiana, foga del racconto,cinema puro
nel tentativo estenuato di liberarsi dal suo statuto fittivo per
i fratelli Dardenne che strofinano la vita di Rosetta sulla realtà
con mezzi abrasivi.
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Cinema
di corpi, di volti, gregari fondamentali
dell'anima colti con estrema
audacia nel loro divenire da
un Festival ancora in grado di
disegnare gli orizzonti del Cinema, di
sollevarne le ansie, i motivi, i
presupposti. Film-personaggio, che si nutrono dei volti dei loro
protagonisti, tesi con tutta la mole dei propri corpi alla conquista
della propria dimensione umana, prestata alla storia e al Cinema.
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Dancer in the Dark di
Lars Von Trier, Palma d'oro
Festival di Cannes 2000
Dancer in the
Dark, Bjork, migliore attrice protagonista
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Rosettadei
fratelli Dardene, Palma d'oro
Festival di Cannes, 1999
Rosetta, Emilie Duquenne, migliore attrice protagonista
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Stefania
Mignoli
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