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Ma dancer in the dark è un musical a tutti gli effetti? |
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Ad
una prima, superficiale e banale, riflessione lo è ma... non vi sono
sguardi in macchina, niente buca lo schermo. Anche se riflette sul musical
Dancer in the Dark ricorda piuttosto i cartoni animati della
Walt Disney, dove i personaggi cantano e ballano e “vissero tutti felici
e contenti” ma nessuno si sogna di andare a guardare al di là dello
schermo. In Dancer in the Dark nessuno guarda dall’altro lato
e nessuno vive felice e contento. E nessuno prima di Von Triers aveva
concepito “l’immagine mentale musicale”. Tra
le caratteristiche principali dell'uomo, ciò che lo rende veramente
peculiare non è il fatto che egli sia faber, cioè fabbricante
di strumenti, oppure che sia sapiens, razionale e realista. Il
fatto importante è che l'uomo, sia demens, vale a dire produttore
di fantasmi, miti, ideologie, magie e quant'altro. Il
sognatore ad occhi aperti è nemico della razionalità. Ma Selma è anche
“sognatrice ad occhi chiusi”, o quantomeno sogna senza dissociarsi completamente.
Infatti, poter far parte di una rappresentazione teatrale/musicale è
uno dei suoi sogni. E allora ecco un’altra analogia tra film e realtà,
vero e falso, anzi meglio, FINZIONALE. La rappresentazione
(teatrale) della e nella rappresentazione (cinematografica) ricalca
i meccanismi di produzione del testo e di ricezione dello spettatore.
Quest’ultimo viene messo a confronto con se stesso, con il suo doppio,
in due modi diversi e tecnologicamente differenti, al cinema ( quando
Selma e Kathy guardano Top Hat) e a teatro (quando
vengono inscenati, per analogia, i
meccanismi di produzione. |
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CITAZIONEsuperCLASSICA Queste
considerazioni permettono al cinema, attraverso la strategia discorsiva
del film al quadrato, di riflettere su se stesso, sulla sua storia
in quanto medium, sui suoi generi. Una riflessione innescata anche da
Selma che parla del cinema, degli attori, delle riprese e della sua
concezione di film come OPERA APERTA, quando se ne usciva dalla sala
alla penultima canzone affinché il film continuasse a vivere, a non
finire. Ma non solo: l’interazione tra Dancer in the Dark (film
Contenente) e Top Hat (Film Contenuto) crea una dialettica tra
le immagini dei due film e confonde la realtà. Infatti, a livello semiotico,
la realtà del film rappresentato (Top
Hat) è più esterna alla realtà dello spettatore di Dancer in
the Dark. In un certo
senso Top Hat esiste (è visibile) perché Dancer in the Dark
lo fa esistere (lo rende visibile). |
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