Soul Kitchen

Un film di Fatih Akin. Con: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Uenel, Anna Bederke, Pheline Roggan


Sinossi: Il giovane Zinos, proprietario di un ristorante, non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo “Soul Kitchen” stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, Zinos, invece, continua a soffrire per amore.

Un film ambientato in una cucina non può che essere la fucina ideale per parlare di ricette: per il palato, verrebbe da dire – in una fredda Amburgo fanno da padroni i sapori del mediterraneo - ma non si può dimenticare, nel film del regista Fatih Akhin, anche quelli dell’Anima (come recita il titolo) e perché no, del corpo, visto che amore e sesso nel film si nutrono dallo stesso piatto. Il protagonista, il “giovane” Zinos, è al centro di una tavola apparecchiata per una rappresentazione corale. Accanto a Zinos ci sono infatti, fidanzata, parenti, amici (anche di infanzia), avventori e burocrati. Non manca neppure il Fisco e l’Ufficio di Igiene a dare brio all’allegra brigata.

Con gioco pantagruelico, il regista muove dentro questa storia, ricca di ingredienti, sapori, personaggi in un miscuglio condito da una buona sceneggiatura e da tempi comici che funzionano.

E se poi va tutto storto non è per forza un problema. Zinos, va avanti: non è solo il gestore del locale, è l’apprendista, il finanziatore, l’assaggiatore, il cuoco… e se pur in preda a “ingredienti” impazziti, è deciso a portare a termine il suo piatto. Con un pizzico di amaro, ma con una cornice da “favola”, che raccoglie e amalgama umori e liquori, speranze e desideri, mettendo al centro i sentimenti.

Il regista Fatih Akin sembra non sbagliare un colpo: al suo terzo lungometraggio, dopo La sposa turca e Ai confini del paradiso, rispettivamente Orso d’Oro a Berlino e premio della sceneggiatura a Cannes, conquista il Festival di Venezia, guadagnandosi il Premio Speciale della Giuria.

Stefania Mignoli