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Gomorra
di Matteo Garrone
Sceneggiatura: Roberto Saviano ,Massimo Gaudioso ,Gianni Di Gregorio ,Ugo Chiti ,Matteo Garrone; Scenografia: Paolo Bonfini
Fotografia: Marco Onorato
Costumi: Alessandra Cardini
Montaggio: Marco Spoletini
Anno: 2008
Nazione: Italia
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 135'
Data uscita in Italia: 16 maggio 2008
Genere: drammatico |
Garrone su Gomorra. Le architetture dei gironi infernali si disegnano nella Scampia della camorra organizzata: sopra e sotto, su e giù tra le discariche abusive e i palazzi fatiscenti di una Campania che grida vendetta. Il film dà struttura, anima e voce ai personaggi che compaiono nelle pagine di Saviano, riuscendo a creare un’opera d’arte a sé, che coglie nel segno il senso della parola scritta dall’autore del libro più letto nelle carceri italiane, e nello stesso tempo ne fa rappresentazione altra.
C’è la poesia di Garrone, a scapito forse del coraggio di Saviano, che fa nomi e cognomi. Ma la poesia fa molto: blocca ogni personaggio in una inquadratura capace di fissarne la durata, in un ritmo serrato di un montaggio, ora ricolmo di particolari e dettagli, ora invaso dalla luce blu delle lampade abbronzanti, ora sopito e silenzioso nella eco degli spari nella notte. Sono persone vere, quelle che prendono vita nella sala buia, veri sopravvissuti alla noia di attori sempre uguali e sempre più divi: non sono personaggi. Garrone rinuncia al grottesco, alle rappresentazioni folcloristiche della camorra, per portarci in uno spazio aperto, che come un moderno far west si distribuisce in orizzontale, ma talmente gerarchizzato verso l’alto e il basso da apparire per l’appunto infernale.
Gli altri siamo noi. Noi di Saviano. Noi di Garrone. Noi di un cinema che ha ancora il potere di raccontare, anche se siamo merci. Anche quando il pensiero rimane annichilito, bloccato nell’indecisione, per capire da che parte stare. Attoniti, stiamo dalla parte di questo cinema, che ci costringe non solo a vedere, o a conoscere – come il libro. Si spinge oltre: ci rende testimoni, e complici. E ogni parola, a questo punto non è più superflua.
Stefania Mignoli |